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    Blog --> Intervento di Fervi il 13/09/2008    
Speranza : Spes, ultima Dea.
Un caro amico degli anni universitari, di nome Sabato, già Direttore di Sede dell’Istituto Galileo Galilei di Vico Equense, telefonandomi da Gragnano, mi ha chiesto di completare la chat sui sentimenti, con una personale definizione della speranza. Per quanto colto e profondo, non ha, purtroppo, familiarità con i PC.

Premetto che, lo stesso, da molti anni, ogni settimana compila sei numeri per il Super Enalotto e, ogni sabato, gioca al Totocalcio la schedina relativa alle partite del periodo.

Tra l’altro, ha confessato che l’unica settimana che, per ragioni di tempo, non era riuscito a giocare, e tutti i risultati del primo tempo erano quelli pronosticati, si era sentito male e, proprio quella settimana , quasi ad irriderlo, dei suoi paesani avevano realizzato un 5+1, al Super Enalotto, guadagnando due milioni di Euro.

La cosa mi ha ricordato una poesia del grande Totò :” ‘A speranza” , di cui riporto qualche verso:

Ogne semmana faccio na schedina,
e corro quanno è ‘o sabato a mmattina,
…………………………………………….
Cuccato quanno è a notte,
faccie castelle ‘e n’ aria a centenare,
…………………………………………….
Io campo bbuono tutta na semmana,
……………………………………………..
Io campo solamente cu ‘a speranza,
E songo milionario tutto l’anno.

In queste parole c’è tutta la filosofia del popolo napoletano, per cui mi limito a dire che, mentre l’amore è il motore della vita, la speranza è l’illusione che ti aiuta a vivere, a superare le delusioni, le amarezze, le situazioni peggiori della vita, che non mancano mai.

Ma perché si dice “ Speranza, ultima Dea “. La mia ricostruzione parte da miti tramandati dal poeta Esiodo:

Il titano Prometeo, avendo rubato agli Dei il fuoco, per donarlo agli uomini, era stato duramente punito da Zeus : incatenato ad un’alta rupe, fra i monti della Scizia, era azzannato ogni giorno da un’aquila che gli divorava il fegato, che si riformava la notte. Ma ormai gli uomini avevano il fuoco e si sentivano baldanzosi, il che a Zeus non piaceva, ragione questa per cui decise di inviare loro qualche male. Chiamò allora Efesto e gli disse : “ Voglio punire i mortali per la loro alterigia. Plasmami, con terra ed acqua, una bella figura di donna”. Efesto subito obbedì e Zeus infuse la vita a quel grazioso simulacro, chiamando la fanciulla Pandora, che in greco significa “ tutti i doni “, in quanto ogni dio le fece un dono, mentre si accingeva a lasciare l’Olimpo : da Afrodite ebbe il fascino, da Atena l’abilità nelle faccende domestiche, da Ermes la loquacità, Lo stesso padre degli dei le donò un prezioso vaso ben chiuso, ammonendola, però di non aprirlo mai, perché conteneva tutti i mali. Ma Pandora, non potendo resistere alla curiosità, aprì il misterioso vaso : subito ne uscì un turbine nero che si sparse ovunque. Invano tentò di richiudere il vaso , ormai vuoto, quando vide che sul fondo restava ancora qualcosa , che Zeus aveva lasciato agli uomini perché potessero sopravvivere: era la speranza. Da qui il noto detto latino : “ Spes ultima dea “

Ritengo dire, quindi, che la speranza è un sentimento che ha profonde radici nell’animo umano per cui, ad ogni ciclo che si chiude, fine anno, fine secolo, fine millennio, assieme a timori che nascono , c’è l’augurio, la speranza, che si avverino tanti desideri.

Nell’antica Mesopotamia, oltre cinquemila anni fa, si temeva che la fine dell’anno coincidesse con l’apocalisse, ed in fondo, i nostri clamori per il Capodanno, che caccia l’anno vecchio, non sono che un lontano ricordo degli strepiti con cui, in quell’occasione, venivano cacciati gli spiriti maligni.

A pensarci bene, però, non dovremmo mai disperare, perché ogni giorno sorge il sole, il fiore che sboccia sempre ti raggiunge col suo profumo, così come il canto degli uccelli, e c’è sempre una persona cara, mamma, padre, moglie, sorella, fratello, figlio , amico, che ti sarà vicino, e questa speranza sarà l’ultima a morire.
 
 
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