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Chiesa Parrocchiale dell’Assunta   
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Sulla parte più alta del centro urbano, nel territorio chiamato terra vecchia cioè sede delle prime genti, è stata edificata la chiesa madre colleggiata.
Con molta probabilità questo fu sempre stato un territorio sul quale si edificò per uso sacro infatti prima di questa chiesa ve ne era un'altra in stile rinascimentale. Le sue traccie sono visibili tutt'ora nella chiesa attuale. Infatti uno dei campanili reca un bassorilievo sul quale è raffigurato il cristo simbolo dell'albero della vita; sono presenti ancora i muri adiacenti alla torre dove ora viene riposta la legna oppure è possibile visitare ancora il portale della cappella della visitazione e le muraglie interne al campanile dove sono ancora visibili le buche delle campane.
Alla chiesa arcaica è riconducilbile anche la fonte battistero in noce con decorazioni in oro che fu restaurato nel 1980 e ancora la fonte battesimale in pietra.
Lo stemma, su decisione del comune, fu spostato dal vecchio al nuovo edificio religioso ed è stato collocato sul pilastro posizionato a sinistra dell'altare maggiore. La chiesa con questo simbolo non era solo luogo sacro ma anche il difensore del simbolo di tutta la comunità.
La chiesa antica nel 1673 era divisa in tre navate con un altare maggiore e venti altari paralleli. All'interno era possibile ammirare anche un organo in parte dorato mentre all'esterno era visibile un campanile dedicato all'Assunta dotato di quattro campane.
La decisione di rinnovare l'edificio fu presa dopo che si verificarono due eventi: nel 1656 ci fu una terribile peste che decimò la popolazione mentre nel 1657 si verificò l'invasione da parte dei briganti che durante i saccheggiamenti uccisero un anziano sacerdote che celebrava la messa.
Il progetto del nuovo edificio fu proposto dal lombardo Carlo Piazzoli. Fu deciso di edificare una chiesa barocca il cui spazio interno era diviso in tre navate la cui lunghezza doveva essere di 35 metri e la larghezza di 18 metri al transetto, la cupola invece fu posta a 15 metri e mezzo da terra. Le pietre che vennero utilizzate erano spesse da uno a tre metri in arenaria e malta. Il tetto fu sostenuto da capriate che costarono la distruzione di un'intera foresta di abeti. La facciata in pietra era fiancheggiata da due statue ed era alta nove metri, larga venti metri e orientata a sud-est. Il dislivello tra le mura ad ovest ed i contrafforti ad est erano di venti metri.
A livello architettonico l'edificio fu completato tra il 1749 e il 1757. L'edificio fu stuccato in oro zecchino grazie al lavoro degli artigiani del sole di Pescocostanzo; questo stuccho però si deteriorò e fu sostituito da porporina intorno la fine del XIX secolo.
Le pareti furono dipinte di colore azzurrino ed affrescate con una schiera di quaranta angeli che reggono dei medaglioni dedicati ai vari santi.
Gli altari del transetto sono dedicati all'Assunta ed a San Sebastiano. Colombo è non solo l'autore del gruppo ligneo della visitazione ma anche colui che realizzò l'unico altare in legno dedicato all'Immacolata.
All'interno della chiesa ci sono numerosi dipinti anche se qui ne citiamo solo alcuni: sotto l'organo vi è la tela sulla quale è raffigurata l'ultima cena ricondotta all'autore Solimena che dipinse un'altra tela oggi purtroppo scomparsa. Sopra il battistero è possibile osservare un'altra tela sulla quale è stata dipinta Sant'Anna con Maria bambina. Nella sacrestia vi è conservato un un dipinto di forma tondeggiante sulla quale è stata riprodotta la Natività. Nella parte sottostante le scale di accesso alla cantoria vi è una delicata pittura floreale con la rappresentazione di una colomba simbolo dello Spirito Santo.
La consacrazione definitiva della chiesa ci fu il 14 settembre del 1755 dopo una serie di eventi che videro protagonista la curia di Trivento. Il vescovo della curia non aveva accettato il gesto delle confraternite capracottesi nel contrastare il tentativo di intromissione nel patrimonio laico in loro possesso. Questo patrimonio era costituito dai doni fatti dalla comunità per consentire la costruzione della chiesa. Il vescovo anche se messo alle strette dalla legge, proibì la consacrazione della fonte battesimale e la consacrazione dell'altare del santo patrono e stabilì il divieto di utilizzo delle cripte all'interno delle quali erano seppelliti i defunti e facevano da base per l'edificio.
Uno storico locale, Campanelli, infatti ci informa che a quel tempo il paese non disponeva di un cimitero. Questi divieti furono aboliti nel 1749 con l'elezione del nuovo vescovo. L'ennesimo altare maggiore fu installato nel 1754 dal napoletano Biagio Salvati interamente in marmo intarsiato con il tabernacolo sul quale poggiano due angeli ed il paliotto che raffigura l'Assunta.
La chiesa fu dichiarata "colleggiata" nel 1786 anche se durò fino al 1867 anno in cui i patrimoni laici delle confraternite e del colleggio finirono sotto il controllo dello stato.
Merita di essere citato l'archivio storico delle pergamene come la raccolta di bolle, atti e certificazioni di autenticità delle reliquie. L'organo è posto al centro della navata maggiore e domina il coro ed il grande altare che rappresenta il punto cardine della prospettiva architettonica; fu costruito tra il 1750 e il 1779 ed è dotato di 700 canne posizionate su dodici registri più contrabassi. Secondo alcuni l'organo ingloba quello della chiesa antica mentre per altri quest'ultimo è stato disposto nella cappella della visitazione. L'autore del progetto è Luca D'Onofrio che lo ha battezzato per le sue dimensione con il nome di Principalone. Esso ha una interessante disposizione fonica se considerato dal punto di vista organologico. I nuovi restauri ci furono nel 1913; furono rimosse le lapidi e gli ingressi nelle sepolture non più utilizzati e fu restaurato così l'antico pavimento in pietra. Le sepolture prima della costruzione del cimitero avvennero per il clero sotto il presbiterio mentre il popolo seppelliva i suoi cari sotto le navate.
La chiesa nel 1943 divenne luogo di rifugio per le famiglie capracottesi che dovettero abbandonare le loro abitazioni dopo che i tedeschi bruciarono le loro abitazioni.
Con le restaurazioni del 1954 e quella del 1983 si diede alla chiesa il definitivi assetto.

 
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