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Crociati e Trinitari    01/06/2008
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A Campobasso esiste una leggenda, la quale dice che dopo la terribile peste del XVI secolo, che fece numerose vittime anche nel Molise, lo spirito religioso, nel popolo campobassano, si rinvigorì ed anche le feste religiose acquistarono maggiore sfarzo e potere di suggestione.
Tuttavia al rinsaldarsi dello spirito religioso non corrispose un periodo di pace, ma piuttosto un dissidio aperto fra le due confraternite. Per le due famiglie rivali ogni evento diveniva un pretesto per combattere.
Questo evento storico denominato appunto "Crociati e trinitari" viene rappresentato nel mese di Giugno.
A causa dei dissidi fra le famiglie furono proibiti i matrimoni tra i giovani appartenenti alle diverse Confraternite.
Vissero drammaticamente le conseguenze di questo divieto due giovani innamorati: Delicata Civerra (Crociata) e Fonzo Mastrangelo (Trinitario).

Una fanciulla, di nome Delicata Civerra, di famiglia Crociata, s’innamorò, ricambiata fortemente, di un giovane Trinitario: Fonzo Mastrangelo, uomo di studio che sapeva ben maneggiare la spada.
I due amanti cercavano di nascondere il più possibile il loro amore alle rispettive famiglie e si vedevano furtivamente, mentre affidavano le loro pene ad appassionate lettere, che esprimevano nobili sentimenti.
Un giorno, mentre Delicata conversava con Fonzo, il padre di lei comparve improvvisamente; furibondo, investì la figlia con dure parole ed indirizzò oscure minacce contro il Trinitario che tanto aveva osato.
Delicata gli chiese perdono, ma il severo genitore non si impietosì: la rinchiuse in un umido sotterraneo di una torre, dove la povera ragazza ben presto si ammalò.
Lo zio di Delicata, don Nunzio Civerra, parroco di S. Giorgio, uomo, stimato sia dai Trinitari sia dai Crociati, aveva cercato invano, appena saputo della tragedia, di far ravvedere l’ostinato fratello.
Intanto, l’odio tra le due fazioni accresceva ed alcuni episodi di sangue macchiarono ancora le strade e le piazze. Si giunse così alla Quaresima del 1587, quando venne invitato Padre Geronimo da Sorbo, per le prediche quaresimali.
Il monaco, con la sua calda eloquenza, riuscì ad indurre i Crociati ed i Trinitari a rappacificarsi.
Il periodo di pace fu temporaneo, tuttavia consentì di celebrare matrimoni fra i giovani delle opposte Confraternite, in mezzo al tripudio di un popolo festante.
Solo Delicata, gravemente malata, non poté partecipare a questa gioia in quanto la malattia aveva indebolito il corpo della giovane destinata ormai a soccombere; Fonzo, intanto, ottenne il permesso di incontrarsi con Delicata.
Sconvolto si gettò singhiozzante ai piedi del letto della fanciulla e, dopo averle preso la mano, le mise un anello al dito, giurandole eterna fedeltà; la ragazza gli strinse la mano e gli mormorò dolci parole, prima di morire.
Delicata Civerra pagò così, con il sacrificio della vita, il suo contrastato amore e l’inutile lotta tra le Confraternite ormai pacificate.
La ragazza venne sepolta nella chiesa romanica di S. Giorgio. Fonzo Mastrangelo, pazzo di dolore, si allontanò dalla città e si rifugiò nel Convento dell’Ara Coeli di Roma, dove morì qualche anno dopo.

 
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